Memorie di un partigiano
Introduzione
E' con immenso piacere che curo la pubblicazione del diario di Michele Cornacchia non solo perché la memoria del periodo della Resistenza è offuscata ed è oggetto di revisione storica da parte della nuova classe dominante, di cui fanno parte anche coloro che si sono sempre ispirati al ventennio fascista, ma anche perché nella nostra città in pochi hanno vissuto quegli eventi in maniera diretta.
Da sempre la storia con la "S" maiuscola, e specialmente quella militare, ha sottovalutato la documentazione scritta (diari, memorie, epistolari) a la documentazione orale (testimonianze) relegandole nel novero delle fonti minori, prive di pregnanza storica a invece, a ben guardare, da esse emerge con veemenza il punto di vista dei protagonisti che possono aprirci orizzonti mai eplorati. A tal proposito cosi si esprime Nuto Revelli, noto storico: “II rischio che si corre quando si ha una visione cosi limitata, così parziale della storia notevole. Valga un esempio. Si prendono magari per buoni dei "documenti" che di autentico hanno poco o niente, perché inventati dopo un ciclo operatiao, perche scritti a bocce ferme, quando tornava comodo giustificare gli errori dei comandi. E la truppa? I soldati diventano "materiale umano" un'entità numerica: tante le forze impegnate in quella battaglia, tanti i Caduti a si volta pagina. Ho sempre creduto nell'importanza delta guerra "vista dal basso" anche se non ho preso per oro colato nè le fonti scritte nè le fonti orali the parlano della guerra vissuta dal soldato. Chi giudica queste fonti poco attendibili compie una scelta sbagliata, una scelta di casta”.