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Le celebrazioni di Mattarella per il centenario della nascita
Il successo tragico di don Milani Barbiana iniziò come una punizione
di Federico Ruzzi
storico
Se voi rinunciate alla carriera farete opere d'arte; se ogni momento non vorrete urtare né il
direttore del giornale, né il collega, né la potenza tale, né l'industria tale, né... né nulla, se non volete urtare nessuno, non vi riuscirà a fare un'opera che abbia la vivacità della nostra. Gran parte della vivacità della nostra è data dal fatto che ormai noi abbiamo belle e fatto carriera: una carriera che è finita molto in alto... a 500 metri»
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Un Paese ostile i giovani (anche sulla crisi climatica)
di Paolo Giordano
Se è vero che quasi la settanta per cento degli italiani è preoccupato per l'impatto dei cambiamenti climatici, e ne riconosce l'origine nelle attività umane, allora un passo avanti importante è stato fatto nella coscienza ambientale collettiva. La crisi climatica — che prima del 2018 (l'anno di Greta) non era un tema mainstream, e prima del 2015 (l'anno degli accordi di Parigi) non era quasi un tema — è finalmente diventata una rilevanza maggioritaria.
A Faenza si continua a spalare acqua, fango e detriti mentre aumentano i volontari giunti in aiuto (Keystone)
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Le coercizioni che ignoriamo
Il capitalismo ci lascia solo la libertà di non essere liberi
diFabrizio Sinisi *
Nelle nostre democrazie abbiamo ormai identificato ciò che è liberamente scelto con ciò che è giusto Senza riconoscere l'esistenza di relazioni di sfruttamento travestite da accordi tra soggetti consenzienti
Cosa accomuna il rider che sfreccia da un capo all'altro della città per portarci un hamburger prima che si freddi e un dipendente di un'agenzia di consulenza che passa 13 ore al giorno sei giorni su sette in ufficio? È semplice: entrambi lavorano per obiettivo. Una volta si sarebbe detto “a cottimo”: vengono retribuiti in proporzione alla quantità della prestazione fornita. Non solo, sono entrambe scelte consenzienti: nessuno li costringe a quei ritmi disumani; sono loro che “liberamente” lo scelgono. Sono, come si dice oggi, “i capi di sé stessi”. Potremmo dire, con un gergo vecchio ma sempre funzionale: hanno introiettato i loro padroni.Una coercizione che, se venissero loro inflitta da qualcun altro, non sarebbe consentita, ma che diventa legittima se viene inflitta a sé stessi. È il culmine della libertà individuale, questo, o il capolavoro del neocapitalismo? Siamo entrati nell'epoca dell'autosfruttamento?
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Da Gentile a Valditara, il liberalismo non fascista che tollera il fascismo
di Cristiano Raimo
La polemica con la Preside di Firenze
foto Italy 24 Press Italian
La storia si ripete tre volte: come tragedia, come farsa e come dichiarazione pubblica del ministro dell'Istruzione e del merito Giuseppe Valditara che ha replicato alla lettera ufficiale che la preside Annalisa Savino del liceo Leonardo Da Vinci di Firenze aveva scritto un commento dell'attacco squadrista di alcuni militanti di Azione studentesca (una sigla giovanile vicina a Fratelli d'Italia) contro studenti del liceo Michelangiolo, sempre a Firenze.
Lo scarto tra le parole della preside e quelle del ministro può essere colto tutto nell'antitesi di due idee di democrazia, due pensieri pedagogici, due retoriche.
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Il «giorno del ricordo» e la memoria corta degli italiani
di Enzo Collotti*
Loška Dolina, Slovenia meridionale, il 31 luglio 1942. Soldati italiani fucilano Franc Žnidaršič, Janez Kranjc, Franc Škerbec, Feliks Žnidaršič ed Edvard Škerbec, cinque abitanti del villaggio di Dane presi in ostaggio qualche giorno prima. Nell'Italia degli ultimi anni, un'interpretazione frettolosa e “capovolta” di questa foto ne ha innescato la proliferazione virale in rete e sui giornali, sino a farne l'illustrazione per eccellenza di articoli sulle foibe e le vittime italiane della “violenza slava ”. (Raccolta fotografica del Muzej novejše zgodovine Slovenije (Museo nazionale di storia contemporanea a Lubiana) - Numero d'archivio pl1818)
Si tace dell'occupazione della Jugoslavia e della sciagurata annessione della provincia di Lubiana al Regno d'Italia, e su rappresaglie e repressioni simili ai crimini nazisti
Non era difficile prevedere che collocare la Giornata del ricordo, per onorare le vittime delle foibe, a dieci-quindici giorni dal Giorno della memoria in ricordo della Shoah, avrebbe significato dare ai fascisti e ai postfascisti la possibilità di urlare la loro menzogna-verità per oscurare la risonanza dei crimini nazisti e fascisti e omologare in una indecente e impudica par condicio della storia tragedie incomparabili, che sono come unico denominatore comune l'appartenere tutte all'esplosione, sino allora inedita, di violenze e sopraffazioni che hanno fatto del secondo conflitto mondiale un vero e proprio mattatoio della storia.
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VERSO IL GIORNO DELLA MEMORIA
La narrazione pubblica italiana dimentica i deportati politici
di Dario Venegoni
presidente nazionale di Anad
Il Monumento al Deportato a Sesto San Giovanni (LaPresse)
Ci sono vittime del nazifascismo che non ci ricordiamo di commemorare ogni 27 gennaio: gli oltre 10mila italiani uccisi nei lager per il loro impegno politico sono scomodi per chi ancora oggi vuole assolvere Mussolini
Arriva il Giorno della memoria e già si alza il coro: non bisogna dimenticare! E invece si è già dimenticato da un pezzo. Gli oppositori politici, che costituivano la grande maggioranza delle vittime italiane dei lager nazisti, infatti, non trovano spazio alcuno nella narrazione pubblica: sono già dimenticati, anche dalle più alte cariche dello stato, che in occasione del 27 gennaio riservano la loro attenzione esclusivamente alla Shoah, lo sterminio degli ebrei.
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Verso la giornata della memoria
La deportazione dei bambini e la sopravvivenza
di Bruno Madia*
fotoWikipedia
Sono stati circa 900 i bambini dall'Italia tra il 1943 e il 1945, la gran parte ad Auschwitz La loro storia attraversa luoghi di internamento e transito creati dalla Repubblica sociale, prima di essere inviati nell'universo concentraziona rio nazista
Sono circa 900 i bambini e bambine ebrei deportati dall'Italia tra il 1943 e il 1945, la gran parte ad Auschwitz. La loro storia attraversa luoghi di internamento e transito creati dalla Repubblica sociale, prima di essere inviati nell'universo concentrazionario nazista. Uno di questi racconta una storia per molti versi esemplare di ciò che è stata la Shoah per l'infanzia. Tutti hanno sentito parlare, nei primi mesi del 2020, del paese di Vo' Euganeo, alcune migliaia di abitanti in provincia di Padova, dove è stato realizzato il primo studio scientifico sugli effetti del Covid da parte di un'équipe medica diretta da Andrea Crisanti . Mentre il New York Times racconta che l'Italia sta diventando un modello per lo studio del virus.
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UNA NUOVA ITALIA
Il difficile e sofferto riscatto nazionale dopo l’armistizio dell’8 settembre
di Filippo Focardi
In Italia e all’estero, nei Balcani, nelle isole dello Ionio, la dignità del paese fu salvata
da singoli i reparti che presero le armi contro i tedeschi FOTO AP
L’8 settembre 1943, poco prima delle otto di sera, il capo del governo italiano, maresciallo Pietro Badoglio, comunicava al paese che di fronte alla «soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla nazione», l’Italia aveva chiesto e ottenuto dagli Alleati un armistizio. Firmato cinque giorni prima a Cassibile, vicino a Siracusa (3 settembre), l’armistizio decretava non solo la fine della guerra dell’Asse combattuta per oltre tre anni dall’Italia monarchico-fascista a fianco della Germania nazista (giugno 1940-settembre 1943), ma anche il crollo del progetto di Benito Mussolini e del regime fascista di fare dell’Italia una grande potenza imperiale, capace di dominare il Mediterraneo come ai tempi dell’antica Roma. Un ambizioso e tracotante progetto politico-militare, intrinsecamente legato ai disegni del fascismo di una trasformazione antropologica del popolo italiano attraverso gli strumenti della pedagogia totalitaria. Per realizzare i suoi obiettivi il regime aveva provato infatti a creare un “italiano nuovo”, che sapesse «credere, obbedire e combattere», a plasmare una comunità guerriera inquadrata gerarchicamente e consapevole della propria supremazia razziale su slavi, africani ed ebrei. L’Italia fascista negli anni Trenta aveva contribuito in maniera sostanziale – insieme alla Germania e al Giappone – a scardinare l’ordine internazionale di pace costruito (certo non senza pecche) dopo la fine della Prima guerra mondiale.
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No alla guerra ma le armi vanno inviate
di Vito Mancuso
Ci sono domande alle quali non si vorrebbe rispondere perché si conosce la complessità della situazione, non riducibile a un sì o un no. Eppure a volte rispondere è necessario, assumendosi i rischi della coscienza morale in azione. Mi chiedono: “Sei a favore dell’invio di armi in Ucraina?”. Rispondo: “Sì, sono a favore”. Credo occorra ascoltare il loro appello e non lasciarli soli, condivido la posizione dell’Ue e del governo. Ribattono: “Ma allora tu sei a favore della guerra! Appoggiando l’invio di armi, dico sì alla guerra, versi benzina sul fuoco, alimenti la carneficina!”
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Giordano Bruno il furore della scienza
di Vito Mancuso
Il rogo del filosofo 422 anni fa fu una retrocessione culturale causò la crepa tra fede e ragione che non abbiamo ancora sanato
All’inizio del 1599 il cardinale Roberto Bellarmino, allora gesuita e inquisitore, oggi santo e dottore della Chiesa, offrì a Giordano Bruno la possibilità di salvarsi la vita. La condizione? Abiurare otto proposizioni tratte dalle sue opere. Da otto anni nelle carceri dell’Inquisizione, il filosofo in un primo tempo sembrò accettare, poi però rifiutò e venne arso vivo. Il rogo ebbe luogo a Roma in Campo de’ Fiori il 17 febbraio 1600. Perché Bruno non abiurò? Diciassette anni prima, descrivendo a una non meglio conosciuta signora Morgana B. il suo pensiero, aveva dichiarato: «Con questa filosofia l’animo mi s’aggrandisse, e me si magnifica l’intelletto». Egli aveva una filosofia che ingrandiva l’animo e magnificava l’intelletto, e quando il pensiero è vero, vero non nel senso di esatto ma nel senso di autentico cioè radicato profondamente nell’esistenza, trasforma la vita. E se egli rifiutò di abiurare, fu perché sopraggiunse in lui la forza della sua filosofia che gli fortificò l’animo e gli magnificò l’intelletto, mettendolo in grado di affrontare la morte con dignità e coraggio, come testimoniano le cronache del tempo.
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Verso il giorno della memoria
Il negazionismo è un fenomeno politico dell’attualità
di Donatella Di Cesare*
Siamo abituati a considerarlo come un “rigurgito” della storia, ma il rifiuto di Auschwitz è un dramma contemporaneo, con la sua matrice complottistica: è ora di studiarlo e fronteggiarlo davvero
Al contrario di quel che in genere si crede, il negazionismo non è un “rigurgito”, come si è ormai soliti dire sbrigativamente. Non è insomma un residuo oscuro del passato. Alla base di questa visione neoilluministica c’è il fermo convincimento che tutto dipenda da ignoranza o disinformazione. I negazionisti negano perché non sanno. Senza esagerarne la portata, il fenomeno dovrebbe perciò essere contrastato con un di più di conoscenza. Il che – s’intende – è sempre auspicabile. Si parla perciò di “negazione della storia”, come se la faccenda riguardasse solo l’interpretazione degli avvenimenti che hanno scandito la prima metà del Novecento.
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I bambini invisibili diventano gli schiavi del terzo millennio
di Andrea Riccardi
La storia di questi bambini invisibili è contenuta nel libro "Nascere non basta a" cura di Adriana Gulotta FOTO AP
Succede in Africa, ma non solo: nuove generazioni che non hanno né il nome né una cittadinanza riconosciuta
Riuscire a riscattarsi non è facile e solo l’intervento delle realtà umanitarie può aiutarli a uscire dall’anonimato
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di Enrico Deaglio
La bomba esplosa a Milano il 12 dicembre 1969, all’interno della Banca nazionale dell’agricoltura, ha colpito il nostro paese per decenni. Oggi di quella strage sappiamo tutto. Ma l’Italia del fascismo che comandava il Viminale e dei servizi segreti di cui tutti avevano molta paura è morta e sepolta? Vive solo nella nostra nostalgia? Potrebbe ripetersi?
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Salvare la storia dall'oblio
L’inchiesta siciliana che svela i depistaggi sul caso Borsellino
di Enrico Deaglio
Era l’ultima speranza per evitare che la più nefasta ignominia della storia giudiziaria italiana si perdesse nell’oblio. E – forse –c’è riuscita, per un pelo. La settimana scorsa sono stati depositati i materiali e le conclusioni dell’inchiesta sui risvolti di carattere nazionale del “depistaggio sul delitto del giudice Borsellino e della sua scorta”. L’inchiesta, la seconda sull’argomento, è stata voluta e realizzata da Claudio Fava, presidente della Commissione antimafia dell’assemblea regionale siciliana; si è svolta negli ultimi quattro mesi, con 22 audizioni di persone “informate dei fatti” e l’acquisizione di materiale prezioso, dimenticato non si sa se volutamente o per banale incuria. (Chi scrive questo articolo ha avuto l’onore di essere chiamato a partecipare ai lavori come consulente, per aver seguito la vicenda – in solitudine, purtroppo – da almeno un ventennio).
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La storia riscritta in silenzio
di Simonetta Fiori
Memoriale alle vittime dell'Olocausto, Berlino
Dai nomi delle strade alle delibere comunali, dalle risoluzioni regionali alle ordinanze dei sindaci: così la destra che guida le amministrazioni locali legittima una lettura revisionista di fascismo e antifascismo
Piccoli smottamenti, cadute non sempre appariscenti, più spesso sotterranee. Ma messi insieme producono una slavina invisibile che travolge i capisaldi della storia contemporanea. Il disegno di legge presentato da Fratelli d’Italia con l’equiparazione delle foibe all’Olocausto è solo la parte più scoperta di un fenomeno in rapida accelerazione che da Alessandria a Grosseto, da Dalmine Vibo Valentia, da Monfalcone a Lecce, dilaga in tutta la penisola rimbalzando di municipio in municipio, di borgo in borgo, lungo un’unica traiettoria disegnata dal revisionismo della destra.
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Le contraddizioni di Dante sono meglio delle sue agiografie
di Walter Siti
Illustrazione di Doriano Strologo
Il 25 marzo 1300 è il giorno in cui Dante ha immaginato di entrare nella selva oscura da cui usciràsoltanto mediante il viaggio ultraterreno raccontato nella Commedia; ma quest'anno è anche il settecentesimo dalla sua morte, avvenuta nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321. Tra i molti libri usciti quest'anno, il più audace e pop è la Danteide di Piero Trellini (Bompiani). Impegno serio, frutto di laboriosa documentazione (più di cinquemila testi consultati, ci informa la bibliografia) e ispirato al desiderio di rendere Dante interessante per i giovani; non un'interpretazione dell'opera né una biografia in senso stretto, ma un tentativo di raccontare il mondo che girava intorno a Dante, quel che lui ha visto.
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Leonardo Sciascia, 100 anni sotto il segno dei libri.
Nel centenario della nascita di Leonardo Sciascia, un ricordo della «felicità di far libri» e della sua avventura editoriale
di Veronica Giuffrè
Leonardo Sciascia – Foto di Nino Catalano, marito di Anna Maria Sciascia (Courtesy Famiglia Sciascia)
Leonardo Sciascia, nel centenario della nascita. L’anno che è appena iniziato merita che lo si celebri per ricorrenze felici, come quella di oggi: l’8 gennaio 1921 veniva al mondo Leonardo Sciascia, in un angolo di Sicilia di saline e zolfare, dove gli sarebbe potuto toccare un avvenire da sarto – seguendo le orme di uno zio – se la sorte non avesse avuto in serbo per lui altre trame.
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La maledizione di piazza Fontana
di Guido Salvini
Nell'autunno del 2010, quando il processo di primo grado per la strage di Brescia si è concluso con una generale assoluzione, sul porticato di piazza della Loggia è apparso un cartello scritto a mano: IN QUESTO LUOGO IL 28 MAGGIO 1978 NON È SUCCESSO NIENTE.
La geografia delle stragi in Italia è un lungo susseguirsi di luoghi senza verità certe. Da Brescia fino a Bologna , Ustica, Capaci, e via d'Amelio, passando per San Benedetto Val di Sambro con gli attentati - a dieci anni di distanza l'un dall'altro- all'Italicus e al Rapido 904.
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Il balzo della società civile
di Massimo Teodori

Il primo dicembre 1970 fu approvata alla Camera la legge per il divorzio: dopo quattro anni, il 12 maggio 1974, si sarebbe tenuto il referendum abrogativo che la confermò. Il significato del voto parlamentare non fu solo il varo di una legge di interesse generale che non era mai passata nell'ltalia liberale e nel ventennio repubblicano; riguardò anche la conquista di un diritto civile, il primo di una serie che avrebbe poi compreso l'aborto e il nuovo diritto di famiglia, che svelò ai grandi partiti l'esistenza di una società civile ben diversa da quella che essi si rappresentavano.
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"Re Nudo": la rivista che ha fissato il sesso, i suoni e la politica degli anni Settanta
di Maurizio Di Fazio
“Re Nudo nasce nell'ambito di una società di mutuo soccorso, per riportarci a pensare che stiamo sbagliando direzione, che è necessario riconnetterci con noi stessi. E questa non è fantasia, non è esoterismo: è saggezza ”scrisse Fabrizio De André, uno dei tanti illustri compagni di viaggio del“ primo giornale rivoluzionario a colori ”di cui esce, il 26 novembre, un'antologia esauriente.
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Pietre d'inciampo. La cura della memoria che interroga tutti
di Lia Tagliacozzo
Le Stolpersteine sono piccoli sanpietrini ricoperti di bronzo con incisi il nome, la data di nascita, la data e il luogo di morte, Auschwitz piuttosto che Mauthausen o qualcuno degli altri campi della morte. A realizzarli è l’artista tedesco Gunter Demnig in un progetto che coinvolge tutta Europa, dedicato alle vittime delle persecuzioni religiose, politiche e razziali del nazismo. Nei giorni scorsi a Torino ne sono state vandalizzate due dedicate a due vittime della Shoah – Franco Tedeschi e Virginia Montalcini – poste all’ingresso del Liceo D’Azeglio di cui i due erano studenti. E che è lo stesso dove ha insegnato Augusto Monti formando alunni come Pavese, Bobbio, Mila, Ginzburg, Einaudi e tanti altri antifascisti.
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Wittgens, direttrice Giusta: salvò uomini e arte dai nazi
di Tomaso Montanari
Non dette quasi all’usciere il tempo di annunciarla. E mi vidi davanti una donna diversa da tutte le altre. Un erudito classicheggiante avrebbe immaginato in lei ‘Pallade-Athena’: io pensai alla Walkiria.
Il nome me lo ripetè lei, allungandomi la mano: ‘Sono Fernanda Wittgens!’”: in questo ricordo di Antonio Greppi, primo sindaco di Milano dopo la Liberazione, è come scolpito il ritratto della prima donna cui fu concesso di dirigere un museo statale italiano. E mi piacerebbe che lo leggessero le ragazze e i ragazzi degli ultimi anni delle Superiori, il romanzo che sulla Wittgens ha scritto Giovanna Ginex con Rosangela Percoco (L’Allodola, in libreria per Salani). Perché vi ci troverebbero – vivificato da una scrittura incalzante – un modello di vita senza “né riti né dogmi”: una vita libera, e liberamente spesa al servizio di una certa idea di mondo.
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La città del futuro è testa e popolo
di Salvatore Settis
Nessun essere umano è un’isola. Anzi, non esistono isole, ci sono solo arcipelaghi o continenti. E quando un’isola è davvero lontana da tutto, può anche crescervi una grande civiltà, ma condannata a crollare su se stessa: fu questo il destino dell’Isola di Pasqua.
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La crisi dell'uomo
di Albert Camus
Mercoledì, Bompiani licenzia “Conferenze e discorsi (1937-1958)” di Albert Camus, per la prima volta tradotti in Italia. Anticipiamo stralci de “La crisi dell'uomo”, intervento che il premio Nobel tenne negli Usa nel 1946.
La comunicazione è ciò che oggi dobbiamo tener vivo per difenderci dall'omicidio. E per questo, ora lo sappiamo, dobbiamo lottare contro l'ingiustizia, contro l'oppressione e contro il terrore, perché sono questi tre flagelli a fare regnare il silenzio tra gli uomini, ad alzare fra loro barriere, a renderli indecifrabili gli uni agli altri ea impedire loro di trovare l'unico vero valore che possa salvarli da questo mondo desolante, che è la lunga fraternità degli uomini in lotta contro il loro destino. Alla fine di questa lunga notte, adesso finalmente sappiamo che cosa dobbiamo fare di fronte al mondo dilaniato dalla crisi.
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A dieci anni dal sacrificio di Vassallo, Pollica resta un esempio. E non è sola
di Antonio Maria Mira
Il 5 settembre 2010, alle 21,45, nove colpi di pistola fermavano la vita di Angelo Vassallo, il "sindaco pescatore" di Pollica (Salerno) simbolo della buona amministrazione. Dopo dieci anni ancora non sono stati scoperti i responsabili, ma la vita del coraggioso primo cittadino continua a dare buoni frutti, anche in questa estate del Covid-19. «Evidentemente si può morire di buona amministrazione. Di amore per la propria terra. Da soli, di notte, secondo il più classico stile camorrista. Forse troppo soli». Così scrivevo dieci anni fa. E ancora oggi la "buona amministrazione" dà fastidio. Lo dimostra l’attenzione che il ministero dell’Interno sta dando alle intimidazioni contro gli amministratori locali. Nell’ultimo rapporto annuale, relativo al 2019, ne vengono registrati ben 654 con un aumento dell’11% rispetto al 2018 quando erano stati 589.
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A Quarantanni dalla morte dello psichiatra che rivoluzionò la vita dei malati di mente
di Franco Rotelli*
L’unica legge che porta il nome di un uomo che non è mai stato in Parlamento. La politica non ha raccolto il testimone, restano invece i tanti “piccoli Basaglia”.
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Il 23 agosto 1927 due anarchici venivano giustiziati dopo un processo farsa
di Pino Casamassima
Il 23 agosto del 1927 in un clima segnato dal razzismo contro gli immigrati i due anarchici furono giustiziati, a sette anni dall’arresto, dopo un processo farsa. Pensando all’“esecuzione” di George Floyd, è lecito affermare che in cento anni negli Stati Uniti poco è cambiato
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La cura al virus è lo Stato di polizia?
di Byung-Chul Han
Covid–19 è un test di sistema. Pare che l’Asia stia gestendo l’epidemia molto meglio dell’Europa. A Hong Kong, Taiwan e Singapore ci sono pochissimi contagiati. Taiwan ne dichiara 215, Hong Kong 386, il Giappone 1.193. In Italia invece si sono già infettate oltre centomila persone in un arco di tempo molto inferiore. Anche la Corea del Sud si è lasciata il peggio alle spalle. Idem per il Giappone. Persino il paese da cui si è originata l’epidemia, la Cina, sta tenendo la situazione sotto controllo. Né Taiwan né la Corea hanno vietato di uscire di casa o chiuso negozi e ristoranti. Nel frattempo è iniziato l’esodo degli asiatici dall’Europa e dagli Stati Uniti. I cinesi e i coreani vogliono tornare in patria perché là si sentono più sicuri. I prezzi dei voli sono schizzati alle stelle. È ormai impossibile trovare un biglietto aereo per la Cina o la Corea del Sud.
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Da Brescia si leva un grido: basta parlare di guerra
di Mimmo Cortese
La crescita e poi il dilagare della pandemia vengono raccontati quasi sempre con un linguaggio costellato di trincee, prime linee, fronti, eserciti e barricate per indicare ospedali, medici, infermieri e terapie intensive. Questa è una guerra è stato l’incipit di un fiume impetuoso di dichiarazioni, da quelle dei luminari delle malattie infettive fino ai presidenti manager dello sport che rinunciano tanto malvolentieri agli eventi programmati. Un segnale evidente che questo modo di guardare il mondo penetra sempre più a fondo anche nell’ordine simbolico e psichico della rappresentazione del reale, una manifestazione che ci indica come si stia sedimentando l’idea che le crisi, le difficoltà, le incertezze (una parola così importante di questa situazione) si risolvono con meccanismi trancianti, cesure nette, scelte indiscutibili e, se necessario, strumenti repressivi, violenti, totalizzanti. Le metafore della militarizzazione dell’emergenza, anche quella economica, raccontano sempre molto più di quanto non appaia, scrive Mimmo Cortese, che a Brescia, con Bergamo l’epicentro della tragedia lombarda, vede ogni giorno crescere intorno a sé le ombre e i messaggi funesti del carattere più irreparabile del tempo sconcertante che stiamo vivendo, quello dei cimiteri incapaci di contenere le vittime del virus. Per questo è così importante che sia lui a ricordarci con le affermazioni di un grande filologo polacco, Victor Klemperer (La lingua del Terzo Reich), che le parole possono essere come minime dosi di arsenico: ingerite senza saperlo sembrano non aver alcun effetto, ma dopo qualche tempo rivelano tutto l’effetto di questa orrenda narrazione tossica. Le parole per affrontare questa pandemia, sostiene Mimmo, sono cura, ricerca medica, responsabilità, condivisione, attenzione, salute, precauzione, guarigione, cautela, solidarietà, fragilità, lentezza, protezione, amore. Nulla a che vedere né con la guerra, né con i simboli che essa scatena.
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L’operazione delle Foibe e i crimini italiani in Jugoslavia fra 1941 e 1943
di Giuseppe Dambrosio
Vorrei esprimere il mio punto di vista sulla commemorazione del “giornata del ricordo”, istituita nel 2004 per conservare la memoria della tragedia degli italiani vittime delle foibe e dell’esodo forzato dalle terre istriane e dalmate tra l’8 settembre 1943 e il 10 febbraio 1947.
Come dice lo storico Sandi Volk, nella prefazione alla ristampa del libro di Claudia Cernigoi Operazione Foibe tra storia e mito: «La legge istitutiva accoglie le tesi degli ambienti delle organizzazioni dei profughi degli istriani e dalmati e degli ex collaborazionisti secondo cui il fenomeno avrebbe riguardato esclusivamente italiani che sarebbero stati uccisi solo perché italiani. Con ciò lo stato italiano ha riconosciuto ufficialmente quali “martiri dell’italianità” personaggi come le SS Ottocaro Krisa e Ermanno Callegaris (e tanti altri) facendo implicitamente riferimento proprio al tipo di “italianità”- quella del fascismo, dell’imperialismo, del razzismo e dello sciovinismo – che tali personaggi hanno difeso. Ma c’è di peggio, perché ora, grazie all’avallo del parlamento, tale interpretazione è divenuta “verità ufficiale”».
- Il Servizio Sanitario Nazionale
- La giornata della memoria e la retorica
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- Sulle Foibe un giorno per tutti i ricordi